Cos’hanno in comune dei giovani attori e Serena Barone?
Secondo me, la crisi, il vivere la crisi, soffermarsi su di essa.
Un attore maturo, scafato, sa superare abilmente la crisi e, facendo ricorso alle sue frecce, colpire i mostri che volta per volta gli si presentano di fronte, sulla scena, davanti alle telecamere, sul set cinematografico. Il giovane attore, al contrario, deve sperimentare il panico che la crisi implica.
Serena, che io ho incontrato professionalmente alla fine della sua carriera e della sua vita, malgrado il lungo percorso da attrice che le ha permesso di calcare palcoscenici importanti e di lavorare con colleghi e registi di altissimo livello, mi ha sempre dato l’impressione di una funambola sul vuoto che deve saper far tremare sé stessa con il filo su cui cammina per tenere un equilibrio sempre arrischiato.
Quando ti avvicinavi a Serena potevi avvertire il tremore che dentro di lei albergava, nel vibrare delle sue palpebre, in una certa esitazione della sua voce. Ma poi, quando sei seduto sulla poltrona del cinema, quella crisi, quella sismicità, lasciano lo spazio alla poeticità di una linea recitativa che, inesorabile, ghermisce visceralmente l’empatia del pubblico.
A volte, un giovane attore, proprio per la sua ingenuità e sensibilità, riesce a trasmettere quella verità che nella finzione scenica noi tutti cerchiamo. Ma io oserei dire che Serena, più che un’eterna ragazza o una giovane attrice, è un’eterna bambina, sempre pronta a mettersi in gioco, ma non senza quella timidezza e quello scetticismo verso le proprie possibilità, di fronte ad una nuova prova.
Certo, quella timidezza sembra quasi un vezzo, che terrorizzava tutti noi registi e attori, fino ai tecnici delle luci, ai fonici, ai costumisti: che cos’ha oggi Serena? Di che cosa ha bisogno? Che cosa ci sta chiedendo? Tutto questo, però, generava quella tensione creativa che coinvolgeva tutti e che ci ha permesso di raggiungere la magia, la bellezza.
E quindi, invito i giovani attori che iniziano a studiare l’arte di Serena, a cercare nel movimento delle sue mani, nella sua voce, nel lampo del suo sguardo, quella crisi, quel vuoto, quello sbalanco nel quale consiste il fulgido mistero del teatro.
Giuseppe Carleo
Intervento fatto in occasione della serata “Serena Stasera”, 20 maggio 2026





















