La prima volta che ho incontrato Serena avevo diciannove anni. È stato in occasione del primo spettacolo in assoluto a cui io abbia partecipato dopo il liceo. Mi aveva chiamata Gabriella De Fina, altra magnifica donna di teatro che ci ha lasciati troppo, troppo presto!
Serena interpretava una sorta di grillo parlante, che camminava sulle teste degli altri personaggi, soffiando parole di fuoco, con risonanze che, ai miei occhi di neofita, richiamavano suoni e canti antichi, tamburi battenti e storie perdute.
E aveva quegli occhi! Grandi, liquidi, spauriti e anche terribili. Ed era piccola e grande, allo stesso tempo. Ed era bella.
Ci siamo incontrate di nuovo molti anni dopo, ma non abbiamo più lavorato ad uno spettacolo insieme. Salvo un laboratorio intensissimo in una estate riarsa, a Valledolmo, tre anni fa. E Serena riusciva a trasmettere tutti i suoi battiti, tutta la sua forza, in una sola sillaba, che si conficcava nelle orecchie di chi la ascoltava. Incontrarla a teatro era sempre una festa, vederla a teatro sempre una rivelazione.
E le mando un bacino, ovunque lei sia. Ma ci giurerei, non è lontano.
Viviana Lombardo





















