…’a suoru, che significa sorella mia.
Così cominciasti a chiamarmi e ancora ci conoscevamo poco. Siamo state spesso sorelle sulla scena, Santa e Rosalia, Maria e Lia, sorelle che si scambiano il fiato, sorelle che patiscono e gioiscono in seno alla stessa famiglia, sorelle dell’anima.
E ci siamo riconosciute, amate. Ho sempre avuto la sensazione di averti già incontrata, e questo e stato possibile grazie alla tua generosità, sensibilità, alla tua intelligenza enorme. Ti conoscevo, sì, ma cosa fosse la scena per te è ancora per me il mistero più bello e affascinante dello starti accanto.
Perché sei accanto Serena, sei qui, ancora e ancora.
Fata, donna, bambina e strega, madre, sorella, amante.
Creatura sublime fatta di carne e sangue, sei nella pelle, nelle movenze che ti riguardavano e che si fanno corpo e suono nel ricordo di te.
Tutto custodivi dentro di te sorella, tutti i colori e i sapori dell’essere umano. Magica sorella, volata via come in un sogno.
E il sogno tuo? quello della vita nel teatro e del teatro nella vita.
Sei andata in un altrove che ti ha accolta bianca come eri, come sei. Maestra di sentimenti, di istrioniche misure, di misture, pozioni di ironia fatte con la sapienza di una Circe.
Delicato esempio per me di seduzione femminina, indipendenza e trasmutazione. Delicata e forte. Spirito e pelle. Occhi.
Manchi Serenella, ma la tua voce risuona dentro come un campanellino tenuto appeso ad un filo di seta colorata, e dice: vivete! Bevete la vita così come viene, storta e meravigliosa.
Ringrazio Dio di averti incontrata sul mio cammino, perché ora ciò che sono è migliore.
Ciao ’a suoru
Arrivederci Amore Ciao
Simona Malato





















