L’ho conosciuta appena diciottenne. Io facevo parte di quel piccolo gruppo di nuovi arrivati alla scuola di teatro Teatès qualche mese dopo la sua inaugurazione. Credo che per i primi due-tre mesi non ci siamo parlati. Sembra non si sia accorta della mia esistenza. Errore. Ho capito soltanto dopo un po’ di tempo che non ha bisogno di guardarti per vederti. Possiede una sorta di sonar. Non so se sia così ma credo che abbia un orecchio assoluto. Per tutti gli anni Ottanta, tra scuola e teatro abbiamo avuto una frequentazione quasi continua. Poi sono andato via e ci siamo persi di vista. Ma soltanto di vista. Incontrarsi anche casualmente è una grande gioia. Non mi pare di avere mai conosciuto persona più solare e lunare di lei. Negli anni cerco di riempire queste lunghe pause cercandola l’8 luglio. Non sempre la trovo. Con orgoglio e grande onore rivado a Monologo di Wally Giordano. Mi strugge riviverlo.
Adriano Giammanco





















