Cara Serena,
stasera voglio ricordare l’anno in cui ci siamo incontrati per la prima volta: era l’autunno del 1979, entrambi avevamo superato l’esame di ammissione al primo biennio della Scuola di Teatro Teatès, ideata e diretta da Michele Perriera. Tu non avevi ancora compiuto diciotto anni, io ne avevo qualcuno in più. Che esperienza straordinaria fu quella! Ogni volta che ci penso mi vengono le lacrime agli occhi! Credo che la Scuola di Perriera sia stata, in quegli anni, uno dei momenti culturalmente più luminosi per la città di Palermo. Che fortuna abbiamo avuto! Ricordi Il gabbiano di Cecov, nella riscrittura concepita da Michele nella quale aveva inglobato alcuni frammenti delle Tre Sorelle? Tu interpretavi Irina, la più giovane, con quanta intensità e commozione davi vita a quel personaggio!
Poi le nostre strade si sono divise, ma io ho continuato a seguirti anche da lontano e quando capitava di rivederci, anche a distanza di anni, era come se ci fossimo lasciati il giorno prima. Serena, che percorso fantastico il tuo! Hai portato la tua arte nei palcoscenici del mondo!
Quello che subito colpiva di te, del tuo corpo minuto “disegnato col pennello”, era il tuo sguardo di bambina pieno di stupore, che già allora rivelava una spiccata sensibilità espressiva, stupefacente e vulnerabile, ruvida e gentile, che ti ha portato ad essere quell’attrice meravigliosa, capace di confrontarsi con drammaturgie complesse, incarnare personaggi estremi, abbandonarsi alla scena con un rigore esemplare, una generosità e dedizione assoluti.
Questa sera voglio dedicarti una canzone di Amedeo Minghi, so già che ti stai mettendo a ridere, ma a volte la musica leggera riesce a produrre poesia. Questa canzone dei primi anni ‘80 si intitola 1950 e racconta di una donna che ha il tuo stesso nome. A me piace molto ed ogni volta che mi capita di sentirla non posso non pensare a te e commuovermi: “Serenella in questo vento di mare, di pini, nel nostro anno tra la guerra e il 2000… i nostri giorni di primavera che profumano dei tuoi capelli e dei tuoi occhi così belli, spalancati sul futuro e chiusi su di me”.
Massimo Verdastro
Scritto per la serata “Serena Stasera”, 20 maggio 2026





















