La nostra cena da Bisso…
Come si fa a scegliere soli quando si può scegliere insieme? Giravamo il foglio, indicavamo col dito, ridevamo prima ancora di assaggiare. Ogni boccone era una scoperta da dividere, ogni faccia buffa per quel sapore inaspettato diventava già ricordo.
E tu mangiavi come un uccellino. Pochi semi, molte storie. E tra una briciola e l’altra partivi. Quel semino di sesamo diventava protagonista. Gli davi una vocina, degli occhietti verdi uguali ai tuoi, una boccuccia impertinente. Lo facevi camminare sulla tovaglia, inciampare, innamorarsi, litigare. Poi da un incanto ci portavi altrove. Spazzate via le briciole dalla tovaglia abbiamo gridato “Carte!”. E ce le hai messe in mano tu, una dopo l’altra, come nella scena del nostro spettacolo, L’ultima di Carnali. Era la tua magia bianca? Quel flusso lieve che ti passava dentro e metteva in ordine le cose senza che tu lo sapessi? Abbiamo riso troppo. Troppo forte. Tanto che la gente intorno si girava perplessa, divertita, un po’ invidiosa di quella sintonia nostra perfetta e di cui tu eri ago e custode.
E poi le carte sono rimaste lì. A faccia in su. Il re di denari sopra il sette di coppe. Un disordine bellissimo che non abbiamo più riordinato.
Te ne sei andata troppo presto, prima del conto finale. Prima di dirci chi aveva vinto.
E adesso noi mescoliamo, mescoliamo piano per non far rumore, pensando a te continuiamo a giocare nel cuore quella partita, con la tua risata, i tuoi occhi verdi che ci guardano da sopra il mazzo.
“E perciò… a chi tocca?”
Tocca a noi.
Giocare per te.
Raccontare per te.
Tenere vivo l’incanto, una briciola alla volta.
Peppe Macauda e Oriana Martucci





















